L’ultimo taxi da Samora Machel

Il telefono ha cominciato a squillare presto questa mattina, quando a Cape Town il cielo non era ancora chiaro. Erano Mzi e Sbosh che prendevano gli ultimi accordi su dove trovarsi per poi andare all’aeroporto.
Solo che all’ora stabilita sul luogo dell’appuntmento non c’erano.
Dopo lunghissimi minuti di attesa e qualche messaggino, Mzi e la sua bella valigia (presa in prestito per l’occasione) sono arrivati. Ma di Sbosh nemmeno l’ombra.

Pare che oggi – tanto per cambiare – i treni metropolitani siano bloccati, e per raggiungere il centro città dalle township è necessario affidarsi ai taxi collettivi. Alla stazione dei taxi c’è una lunga coda e tutti hanno fretta. Mzi è riuscito miracolosamente a piazzarsi all’inizio della coda, con il valigione nero appresso, determinato a saltare sul primo pullmino disponibile. Sbosh non ha avuto la stessa fortuna, e riuscirà a raggiungerci trafelatissima, tirandosi dietro una grande valigia, solo un’ora e mezza dopo, quando noi siamo ormai sul punto di muoverci per l’aeroporto. Un minuto più tardi e il suo grande sogno sarebbe finito lì, sul marciapiede che fiancheggia la N7.

Sbosch scende dal taxi e corre. Noi le corriamo incontro, qualcuno le prende di mano la valigia, qualcun altro la incita a non fermarsi, e tutti insieme ci precipitiamo verso l’auto che ci aspetta: carichiamo il valigione, ci tuffiamo dentro, e via a tutto gas. Gli aerei non aspettano, si sa.

Per fortuna ho già fato il check-in on-line. E per fortuna non incontriamo traffico. E così, pochi minuti dopo, Mzi e Sbosh entrano a passo spedito nell’atrio partenze, cercano sul tabellone il loro volo, e arrivano ai banchi del check-in in tempo per imbarcare i bagagli. Anzi, troviamo anche il tempo per una foto di gruppo prima di accompagnarli ai varchi. Abbracci stretti, grandi sorrisi, una lacrima di commozione, e le ultime raccomandazioni: “ricordatevi che le consumazioni costano di più se vi sedete e meno se state in piedi”, un numero di telefono da usare in caso di necessità, e via, partiti verso il loro sogno, un viaggio di un mese in Italia.

Ma non è una vacanza. Mzi e Sbosh sono due giovani leader di comunità, dirigono un’associazione (Ubuntubethu) e sono coinvolti in una miriade di iniziative nella township in cui vivono (Samora Machel, Philippi). Vanno in Italia per conoscere realtà di associazionismo e di cooperazione, prendere parte a un seminario internazionale sul tema delle migrazioni, intessere relazioni e affinare le loro competenze. Trascorreranno parte del loro soggiorno ad Agape, un centro ecumenico che ospita seminari e convegni. Lì svolgeranno lavoro volontario e prendereanno parte al Campo Politico Internazionale, e tramite Agape entreranno in contatto con Radio Beckwith, per la quale cureranno una diretta. Trascorreranno poi due giorni a Torino, due giorni a Reggio Emilia e uno a Milano, con l’obiettivo di incontrare realtà di terzo settore con una dimensione simile a quella dell’associazione di cui fanno parte, per scambiare esperienze e pratiche.

Il loro viaggio è stato reso possibile dall’associazione non-profit sudafricana Rainbow Media, tramite il progetto ICLE – International Cultural Leadership Exchange. Il progetto è stato finanziato attraverso un’ampia campagna di crowdfunding e ha ricevuto il fondamentale supporto del Consolato d’Italia a Cape Town, di Agape Centro Ecumenico, dell’Assessorato alla Città Internazionale del Comune di Reggio Emilia e di un numero enorme di amici e amiche che hanno messo a disposizione le loro case, le loro cucine e le loro risorse senza chiedere nulla in cambio.

 

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su La Gazzetta del Sudafrica.
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Foto in alto: Mzi e Sbosh all’aeroporto di Cape Town ricevono le loro carte d’imbarco.
Foto sotto: Mzi e Sbosh pronti all’imbarco posano per una foto ricordo con Andrea Couvert e Annalisa Contrafatto, soci di Rainbow Media.